Archivi del mese: febbraio 2014

On the road

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Sto leggendo “Sulla strada” di J. Kerouac. La voglia di avventurarmi tra le pagine di questo libro mi è venuta dopo aver guardato al cinema il film “Giovani ribelli” e dopo essermi avvicinata alla Beat Generation. Da allora passo le mie notti a scrivere poesie sconce sotto l’effetto della benzedrina. Ovviamente scherzo.
Devo dire che prima di iniziarlo mi sono messa nell’ordine delle idee che sarebbe stato un libro lungo e ricco di descrizioni, il che equivale a: pochi dialoghi, pochi colpi di scena, poche storie e vedi di finirlo ovvero tutte cose alle quali sono purtroppo poco abituata, avendo l’abitudine di lasciare tutto ciò che inizio a metà (vedi la frequenza e la costanza con cui aggiorno questo blog) e di stancarmi di qualsiasi cosa dopo l’iniziale, breve, intenso entusiasmo. Insomma, sono poco lontana da quei bambini che giocano col loro i-pad nuovo per cinque minuti, per poi passare felicemente alla televisione e via dicendo. Ritornando al libro di Kerouac, un altro elemento che non gioca a mio favore consiste nel fatto che ho visto il film prima di aver letto il libro, anche se il film non mi è piaciuto per niente.
Riuscirò a finire questo libro? Ero entusiasta all’idea di iniziarlo, perchè amo leggere di chi è totalmente opposto a me. Kerouac/Sal è partito all’avventura senza niente, lasciando a casa le pantofole calde per vivere un’esperienza di vita autentica e trovare se stesso. Io non avrei mai il coraggio di farlo, anche se ho sempre sognato di mollare tutto e andarmene. Ecco perchè ho bisogno di leggere quel libro.
Chissà come sarebbe se il libro fosse ambientato ai nostri giorni. La prima cosa da fare sarebbe sicuramente disattivare il gps Facebook.

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The tree of life

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Avvertimento: questo testo potrebbe svelare qualcosa della trama. Chi non volesse sapere troppo è invitato a non leggere o leggere solamente dopo aver visto il film.

Post dedicato ad un film che amo tantissimo: “The tree of life”!
Premetto che non sono nè una cinefila, nè un’esperta di cinema, perciò quello che vado a scrivere è composto solamente da riflessioni e opinioni soggettive e del tutto personali. Ieri sera, dopo cena, mi sono adagiata comodamente sul divano e, telecomando in mano, ho scelto di RIguardare questo film. Certo la scelta non è stata difficile, in televisione non proponevano chissà quali film e di certo non mi sarei messa a guardare Sanremo. Ho riguardato “The tree of life” con piacere, essendo questa volta consapevole che mi avrebbero attesa diverse scene non proprio entusiasmanti (per come viene inteso il termine ENTUSIASMANTE al giorno d’oggi).
Il film è diviso principalmente in quattro parti: la prima ti introduce al film lasciandoti percepire qualcosa della trama, ma non svela altro.
La seconda è una lunga rappresentazione della nascita della vita sulla terra.
La terza racconta della vita e delle relazioni all’interno di una famiglia.
La quarta sembra quasi una riproduzione dell’aldilà, luogo in cui tutti i problemi del protagonista vanno a dissolversi e quest’ultimo può finalmente trovare pace.
La parte che preferisco è sicuramente la terza. Forse per i miei studi in ambito pedagogico ed educativo, trovo straordinario come il regista sia riuscito a rappresentare la ragnatela di relazioni in cui è immersa la famiglia, il rapporto padre-figlio, i sentimenti nascosti che il figlio primogenito cova dentro di sè. Non è semplice riuscire a rappresentare stati d’animo e sentimenti in arte, soprattutto quando si tratta di sentimenti appartenenti all’infanzia, sentimenti così lontani da noi e che una volta cresciuti tendono a svanire. Trovo che questo film sia molto poetico, non racconta la trama in maniera lineare come farebbe un film “normale”, ma dà libero spazio a sentimenti, pensieri, stati d’animo, ricordi. In realtà mi rendo conto di non saper dare ancora un significato all’intera pellicola e ripeto, questa è la mia modesta e umile opinione da spettatrice.
Sia chiaro, mi capita di guardare film di ogni tipologia e genere. Film comici, stupidi, film che fanno leva sul meccanismo di attenzione della gente. Ma in conclusione, i film che preferisco e che consiglio sono quelli che non si chiudono con i titoli di coda, ma che continuano a riprodursi dentro alla testa dello spettatore rendendolo più ricco e consapevole.

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